Shopping compulsivo – la relazione con l’Hoarding Disorder [Disturbo da accumulo .15]

Quando si parla di shopping compulsivo in termini non clinici ai più vengono evocati scenari da “casalinghe disperate” che non resistono alle ultime tentazioni della prossima stagione acquistando scarpe e borsette in modo “compulsivo”. La realtà clinica del fenomeno è molto diversa da quella legata ad una “fashion victim” ed ha dei risvolti personali, familiari ed economici spesso drammatici. Nella letteratura scientifica il fenomeno dello shopping compulsivo è stato spesso associato ad altri disturbi, quali depressione, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi d’ansia, disturbi alimentari e gioco d’azzardo patologico ma in questa sede ci interessa in particolare approfondire la relazione di questo fenomeno con quello dell’accumulo compulsivo o hoarding disorder a partire da un dato che lega i due fenomeni in modo molto stretto.

Circa il 50% di chi soddisfa i criteri per lo shopping compulsivo ha anche un problema di accumulo. Ma soprattutto fino al 95% di chi soddisfa i criteri per l’hoarding disorder ha anche un problema di shopping compulsivo o almeno di eccessiva acquisizione di “cose” (quindi incluse quelle raccolte a titolo gratuito).

Hoarding forme di acquisizione

Hoarding – forme di acquisizione

Questa importante relazione tra i due fenomeni ha stimolato la ricerca in differenti direzioni per rispondere alle domande che immediatamente questa relazione pone:

  • Lo shopping compulsivo è una componente nucleare nell’hoarding disorder o si tratta di un aspetto che va trattato come comorbilità?
  • Lo shopping compulsivo e la raccolta di beni gratuiti sono due fenomeni differenti nell’hoarding disorder?
  • Devono essere trattati in modo differente dal punto di vista terapeutico?
  • Esistono accumulatori che non acquisiscono attivamente?

 Ricordiamo che il modello di Frost & Hartl  relativo all’hoarding disorder si basa su tre elementi chiave, (1) l’acquisizione di un grande numero di “cose” (2) la difficoltà nel liberarsene e (3) il risultante caos/clutter che determina nel tempo la perdita di funzionalità degli ambienti domestici. Anche se il caos è il punto nella quale la sindrome diviene evidente in modo clamoroso, l’aspetto di acquisizione è non meno importante nel quadro generale.

Al di là di alcune ricerche basate su singoli casi una ricerca su grandi numeri (878 soggetti) di Frost, Tolin et. al. dal titolo “Excessive Acquisition in Hoarding” e pubblicata sul Journal of Anxiety Disorders nel 2009 ha cercato di rispondere alle domande accennate sopra. Gli strumenti utilizzati sono state le consuete scale HRS-SR, CAS, FIS, CIR, OCI-R, DASS-21, oltre ad una scala sviluppata dagli stessi autori per valutare l’impatto economico del disturbo (EIQ – Economic Impacy Questionnaire).  Per una serie di aspetti tecnici e statistici gli autori hanno suddiviso il campione partecipante nei seguenti tre gruppi:

  • Gruppo A – nessuna forma di acquisizione attiva
  • Gruppo B – una sola forma di acquisizione (acquisto O raccolta)
  • Gruppo C – due forme di acquisizione (acquisto E raccolta).

Risultati

  • L’85% del campione con hoarding clinicamente significativo ha riportato un livello superiore a “moderato” di problemi di acquisizione
  • Il 95% dei familiari di un accumulatore hanno riferito sostanziali problemi di eccessiva acquisizione
  • Il 61% del campione con hoarding clinicamente significativo ha soddisfatto i criteri diagnostici per l’acquisto compulsivo alla scala CAS-buy
  • L’età si è dimostrata una variabile importante. I partecipanti senza condotte di acquisizione hanno registrato un’età significativamente più avanzata rispetto a quelli con una (acquisto O raccolta) o due forme di acquisizione (acquisto E raccolta). Le variabile genere non ha invece mostrato correlazioni.
  • Rispetto ai punteggi sulle scale HRS-SR e CIR che identificano il livello di “gravità” del fenomeno, i partecipanti senza condotte di acquisizione hanno ottenuto punteggi più bassi (quindi con un minor livello di compromissione).
  • I partecipanti con entrambe le forme di acquisizione (acquisto E raccolta) hanno avuto punteggi significativamente più alti nella compromissione lavorativa (giorni di malattia).
  • L’esordio dei sintomi è risultato più precoce nei soggetti con entrambe le forme di acquisizione (13 anni) rispetto a quelli senza (18 anni)
  • Anche il passaggio da manifestazioni lievi a moderate si è dimostrato legato a questa variabile: nei soggetti con entrambe le forme di acquisizione (35 anni) nei soggetti senza (44 anni)
  • Sempre relativamente ai soggetti con entrambe le forme di acquisizione si sono evidenziati punteggi particolarmente alti per le sottoscale DASS depressione, ansia e stress rispetto agli altri gruppi
  • Infine un ulteriore analisi di dettaglio ha confermato che entrambe le forme di acquisizione contribuiscono a predire i risultati della HRS-SR (quindi il quadro generale del disturbo) seppur in modo indipendente su differenti dimensioni.

Conclusioni

I risultati di questa ricerca suggeriscono che l’acquisizione attiva (nella forma della raccolta o dell’acquisto) possa essere una componente nucleare del disturbo di accumulo. L’aspetto interessante da spiegare che resta è come mai rimanga tra un 5% ed un 19% di soggetti che non sembrano esibire una condotta di acquisizione. Le spiegazioni possibili sono numerose in parte legate al disegno della ricerca, in parte legate alla possibile mancanza di consapevolezza dei soggetti sulle proprie condotte di acquisizione oppure riconducibili ad un effettiva esistenza di due sotto tipi di Hoarding Disorder con una forma “rara” non legata ad un comportamento di acquisizione attiva, ma semplicemente determinata da aspetti di matrice probabilmente più legati a disfunzionalità delle funzioni esecutive che determina l’accumulo di oggetti normalmente introdotti in casa (posta, contenitori di cibo, etc.). In questo secondo caso la sindrome appare meno severa dal punto di vista del caos/clutter generato, meno complessa in termini di comorbilità e più trattabile in termini di resistenze del paziente all’aiuto rispetto alle forme con acquisizione attiva.

In merito invece alla distinzione tra le forme di acquisizione (acquisto Vs. raccolta) questa ricerca non arriva a conclusioni chiare, se non alcune distinzioni di genere. Oggetto di future direzioni di ricerca sarà sicuramente questo aspetto, che anche in termini terapeutici potrà maggiormente informarci sulle direzioni di trattamento specifiche per i differenti aspetti di acquisizione.

Alessandro Marcengo [amarcengo@psicoterapie.pro]

 

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